Internet for Peace. Perchè? – I parte

internet for peace marketing

Sono molto emozionato perchè questo che leggerai oggi è il primo guest post di questo blog.

L'autore è Andrea Papi, Visual Desiner, dottore in Comunicazione Pubblicitaria con Master all’SPD Milano.

Mi ha contattato perchè ha fatto davvero un ottimo lavoro sulla polemica sorta a proposito della campagna Internet for Peace promossa da Wired Italia, e di cui ci eravamo occupati quale settimana fa.

Ti consiglio di leggere la prima parte di questo guest post perchè è davvero un bel lavoro.Ti ricordo inoltre che se vuoi scrivere un guest post per questo blog puoi contattarci utilizzando l'apposito modulo.

All’interno di questo articolo verranno citati pezzi di alcuni brani tratti prevalentemente da internet. Riporto esclusivamente le parti funzionali agli scopi dell’articolo. Sono stati omessi gli autori dei brani perché mi è difficile risalire alle fonti precise. Chiedo scusa. Invito gli autori a contattarmi, aggiornerò volentieri l’articolo. Perdonatemi, è la mia prima “indagine giornalistica”,ma ce n’era bisogno.

Siamo in effetti un po’ in ritardo, documentarsi richiede tempo. Ma il tempo, rende sincere le persone. Ora abbiamo digerito i fatti, c’abbiamo ripensato e li abbiamo analizzati bene. Le risposte che forse avremo ora, saranno il responso finale che rivelerà la natura delle cose o meglio delle persone.
L’accadimento sta per essere dimenticato pur troppo, e se n’è già discusso tanto, ma non a sufficienza e senza risultati soddisfacenti.
Come ha dichiarato Paolo Iabichino, direttore creativo di Ogilvy:

“Si tratta di una polemica sterile. Questa iniziativa (la candidatura di internet al premio nobel per la pace), nata in maniera del tutto spontanea, ha avuto l’ambizione di creare un movimento e di sensibilizzaresu un tema di carattere sociale”[…]."

L’intento di questo articolo è rendere un po’ meno sterile la polemica e capire cos’è successo.
Innanzi tutto:
quando mai c’è stato bisogno di una campagna pubblicitaria per candidare qualcuno o in questo caso “QUALCOSA” per un Premio Nobel?
Intendiamoci, non ho voglia e non c’è minimamente bisogno di discutere sulla proposta di candidare internet a Nobel per la Pace. O meglio, se mai fosse stato già assegnato il medesimo premio alla garza del pronto soccorso, alle poste o al telefono satellitare, allora si potrebbe anche intravedere una labile speranza che internet possa ricevere un Nobel.
Mi è difficile persino riferirmi a internet, dato che sostanzialmente internet non esiste. È come considerare la parola, il linguaggio, le relazioni, un soggetto a se stante.
In sostanza, come molti blogger hanno palesato, internet è un mezzo, uno strumento e non ha senso candidarlo ad un premio. Come disse qualcuno una volta “sarebbe come arrestare la pistola e lasciar libero l’assassino”.
Prendo in prestito le parole di Shirin Ebadi Nobel Peace Prize 2003 e sostenitrice della capagna internet for peace per spiegare chiaramente la questione:


“I approve the Manifesto to candidate the Internet to the next Nobel Peace Prize. I agree with you about the Internet, but it should be noted that what you say is part of the fact and not all of it. Internet can also be used for propaganda of war and terrorism’s attacks, as Taliban and some other terrorist groups have used the Internet to attract many fans. it should not be ignored that in some cases Internet has been used as a tool to spread information about making the small bombs. Therefore, it should be considered that the Internet is a device. If it will be used for the peace then it can create friendships and if it will be used in a way that teaches making bombs, then it may be a means of communication for people who are demanding war.”

In ogni caso dal momento che milioni di Blogger hanno già palesemente smontato l’assurdità della proposta, è inutile prolungarci sul discorso. Nessuno ci è cascato. Quasi nessuno.
Qualcuno ha definito la proposta di candidatura di Internet al premio Nobel per la Pace “un vero e proprio epic fail.” È vero la campagna non ha vinto né il Nobel né il Cannes Lions Grand Prix for Good ai quali puntava, ma sicuramente ha fatto parlare molto dei protagonisti: Wired, in particolar modo Riccardo Luna (“Direttore di Wired Italia, promotore della campagna Internet for Peace e della candidatura dei Padri della Rete al Nobel per la Pace” citando dal suo profilo Twitter) e Ogilvy, in particolar modo Paolo Iabichino (direttore creativo in Ogilvy Italia, professore presso laScuola Politecnica di Design a Milano, e, azzarderei, filosofo della comunicazione,dopo la pubblicazione di Invertising).
E, come disse Oscar Wilde, “Bene o male, purché se ne parli”.
Svariate polemiche quali più e quali meno cordiali hanno animato il mondo dei blogger nel periodo antecedente l’assegnazione del nobel per la pace.
Infatti l’enorme pubblicità di questo “evento” e il massiccio dibattito che si è creato hanno fatto pensare a molti che si trattasse di una accurata campagna Marketing.
Addirittura i Ninja hanno dichiarato:

“Tutti insieme, moderati dallo stesso Riccardo Luna, abbiamo tracciato le linee guida di una strategia di comunicazione che puntava a far attestare Wired fra il grande pubblico, ovvero la massa di lettori, come una specie di organo politico di un movimento culturale e sociale.”[…]

Anche Mirco Pallera parla della campagna Internet for Peace come un accurato stratagemma:

“Qui si tratta di rendere onore, in qualità di studiosi e professionisti del marketing, a questa incredibile case history realizzata per promuovere il lancio in Italia della testata edita da Conde Nast (a proposito, vedo che sull’home page del sito non c’è ancora Wired, la volete aggiornare!).
Per questo applaudiamo alla strategia messa a punto da Ogilvy, che dieci mesi fa ha dato il via alla campagna di comunicazione con un incontro a metà tra una presentazione ai blogger e un focus group in live streaming (ricordate la “Colazione da Wired”).
In quella occasione, alcuni influencer che di fatto rappresentavano il target della rivista, Federico Ferrazza (oggi redattore di Wired), Lele Dainesi, Luca De Biase, Massimo Mantellini, Andrea Genovese, Gianluca Dettori, Marco Camisani Calzolari, Maria Grazia Mattei, Gianluca Diegoli, Paolo Valdemarin, Marco Zamperini, Marco Magnocavallo e Stefano Vitta, dibatterono su cosa per lororappresentava Wired dando consigli su come gestire al meglio il lancio.” […]

E Massimo Cavazzini:

“Internet for peace è stata concepita sin dal principio come una maxi-operazione di marketing e comunicazione (affidata ad Ogilvy che ha fatto un ottimo lavoro), il Nobel è stata la strada etica per aprire la via commerciale, ha dato visibilità alla rivista e al marchio.” […]

Tutte queste pungenti accuse sono state ribadite da entrambi i burattinai.
Paolo Iabichino:

“Questa campagna non ha i crismi accademici di un’operazione di marketing, non è nata da un bref ed è cresciuta senza un budget.” […]

Per il momento mi fermo qui, ma nei prossimi giorni pubblicherò la seconda parte di questo ottimo lavoro di Andrea Papi.

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6 commenti su “Internet for Peace. Perchè? – I parte

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